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Ecco come sono arrivata a studiare Psicologia...

Sono passati 12 anni dal giorno in cui ho pensato la prima volta di iscrivermi a Psicologia.

Il giorno dell'esame di maturità, alla domanda della commissione: "che cosa intendi fare ora?", risposi: "iscrivermi a Psicologia". Tuttavia facendo il Liceo Artistico non ancora riformato, dopo la maturità, c'era il famoso 'anno integrativo', da svolgere obbligatoriamente per chi non sceglieva l'Accademia di Belle Arti o Architettura. E fu proprio in quell'anno che nacquero in me nuovi interessi, spinte, desideri. 

Ho ben pensato di esplorare il settore del turismo, dei beni culturali, della valorizzazione del territorio, un pò in linea con il Liceo Artistico, un pò con la mia voglia di viaggiare, esplorare, conoscere culture e lingue straniere... Mi iscrissi allo IULM e mi trovai bene a quell'età, perché in fondo il mio temperamento Novelty Seeking (esplorativo) poteva ricevere appagamento dal contenuto dei corsi e dalle esperienze che avrei potuto vivere viaggiando e lavorando a contatto con persone straniere, o semplicemente 'open mind' cosi come le percepivo io. 
Lo IULM è stata per me un università che, al pari della mia formazione artistica, ha consentito lo sviluppo della mia creatività e ha mantiene la mia mente flessibile e aperta.

Ho terminato la mia prima laurea in cinque anni, con una tesi in legislazione del turismo sul "Danno da vacanza rovinata". In fondo, accanto a tanti insegnamenti socio-psico-filosofici, c'erano quelli tecnici: le varie economie, qualche esame fondamentale di diritto e di marketing, necessari per aprire un'attività nel settore...e la tesi fu la riprova che il mio spirito concreto, alla fine degli studi, tende sempre ad emergere. 

In quegli anni ho avuto la fortuna di poter fare diversi viaggi, di svolgere due stage nel settore turistico: uno in agenzia viaggi e uno in un Ufficio per la promozione del turismo Francese in Italia, presso Maison de la France. Furono, in fondo, le mie prime esperienze di lavoro.

A 24 anni è facile sentire un impellente bisogno di testarsi operativamente. Mi sentivo appagata, in un certo senso. Anche se tendevo ad 'intellettualizzare' le mie mansioni, facevo ricerche non richieste, relazioni su alcuni fenomeni che osservavo, insomma il focus non era sulle mansioni effettuate, che svolgevo sistematicamente ma mi lasciavano un senso di vuoto, bensì su 'altro'.. un vissuto non sempre oggettivamente tangibile. Mi trovavo bene con i colleghi, legavo con tutti, ma in fondo vedevo le altre persone più inserite di me in quel contesto. 
Ho pensato più volte che forse si trattasse della mia voglia di andare oltre, che mi accompagna da una vita, di non fermarmi al presente, ma di guardare sempre al poi... Ma in quel caso, c'era altro... era proprio un bisogno interiore di far qualcosa che ai tempi definivo come "più profondo", ora senza giudizi di valore, definirei solamente "diverso". 

Verso la fine del mio stage all'Ente del Turismo Francese, la mia coinquilina e cara amica purtroppo ebbe un problema che segnò molto il mio vivere quotidiano, il quale era esente da preoccupazioni, oserei dire esente da prudenza. Assistendo alla vulnerabilità della psiche, cominciai a leggere manuali di psicologia clinica e psichiatria. Tornata a casa dai miei genitori dopo un periodo davvero traumatico, mi ritirai per tre mesi sui libri per preparare i test di ammissione ai seguenti corsi di laurea: Medicina e chirurgia, Riabilitazione psichiatrica, Psicologia e Biotecnologie mediche.

Non chiedetemi perché, ma quell'anno non scelsi psicologia, forse perché convinta da persone che c'erano già passate, che gli sbocchi lavorativi fossero davvero miseri... Scelsi un altro corso, tra quelli per i quali avevo effettuato il test. Nel contempo iniziai a cercar lavoro. Non volevo più fare la studentessa a tempo pieno, perché dopo un anno di stage, non sarei più riuscita a fare un passo 'indietro'. La percepivo come una sorta di regressione inaccettabile, anche perché un passo indietro lo avevo già fatto: tornare a vivere con i miei genitori. Mi serviva solamente un part time e l'iscrizione ad un corso che, nel tempo, mi avrebbe dato la possibilità di lavorare in un settore a me più affine al mio vero Io.

Cosi feci! Trovai un lavoro, dove però mi presero a tempo pieno e nel contempo mi ritrovavo a studiare solo la sera...Forse non avrei dovuto accettare e dare più importanza al corso di laurea, che necessitava più dedizione, ma avendo lasciato l'appartamento di Milano, facendo la vita da pendolare, se non avessi nemmeno lavorato, mi sarebbe parso di regredire di 5 anni...e con la vulnerabilità di quell'età non lo avrei saputo accettare.

La 'crisi' di febbraio 2007 mi fece propendere per il lavoro e per abbandonare il corso che mi impegnava diversi pomeriggi con laboratori vari...Il campo si restrinse attorno ad un unica possibilità : la PSICOLOGIA. Il mio primo amore. Dove tra l'altro non essendoci obbligo di frequenza (in Bicocca), avrei potuto lavorare senza chiedere permessi, senza dover far i salti mortali insomma. Dicendo basta alle raccomandazioni della gente, mi iscrissi a 2 corsi singoli il secondo semestre. Li ricordo ancora: Psicologia generale e Storia della psicologia. Fu UN INIZIO CON IL PIEDE GIUSTO!

Grazie al sostegno di una persona, che tuttora mi è accanto e dei miei genitori, rifeci il test di ammissione, stavolta solo per Scienze e Tecniche Psicologiche e lo passai! Intanto si continuava a lavorare a tempo pieno.


Cosi è iniziata la mia esperienza di studentessa di Psicologia, ogni giorno sempre più convinta...

...prosegue... 



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