Il giorno martedì 2 ottobre si svolgerà nell'Università Bicocca di Milano un importante convegno sulla "revisione" diagnostica dei disturbi della personalità (DP).
I Disturbi di Personalità fino ad oggi...
Secondo la quarta edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder (DSM IV) dell'Associazione degli Psichiatri Americani (APA) i DP sono classificati in 3 cluster (gruppi accomunati da caratteristiche comuni).
I cluster sono stati "costruiti" sulla base delle osservazioni empiriche su soggetti che mostravano "modalità abituali di comportamento ed esperienza interna" che inficiavano almeno due delle seguenti aree: cognitività, affettività, funzionamento interpersonale e controllo degli impulsi.
Il metodo classificatorio è descrittivo (sintomi e segni) e nomotetico (per categorie).
Non c'è nessun rapporto con le cause sintomatologiche (eziopatogenesi), cosa che costituisce un problema per la definizione del trattamento), è ateorico (cosa buona, ma senza un modello della mente, il clinico non può andar oltre alla mera descrizione ed attribuzione di un "etichetta diagnostica").
La diagnosi di DP è "politetica", si emette quando all'interno di ogni disturbo vengono soddisfatti un certo numero di sintomi sulla totalità dei sintomi indicati.
Non ci sono sintomi più o meno importanti, non ci sono sintomi chiave per il disturbo. Questo contribuisce a creare un'alta variabilità intra-disturbo. Pertanto due soggetti che ricevono una diagnosi dello stesso DP, possono manifestare caratteristiche comportamentali e di esperienza interiore complementari ma non sovrapponibili.
Questi sono alcuni dei limiti della classificazione diagnostica del DSM IV, che ancora oggi prevede la presenza di 9 disturbi (Schizotipico, Schizoide, Paranoide -cluster A-, Narcisistico, Istrionico, Borderline, Antisociale -cluster B-, Evitante, Dipendente, Ossessiovo-compulsivo -cluster C-).
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| ...sentirsi e pensarsi in maniera particolare e spesso non comprensibile agli occhi degli altri... |
A noi durante il corso di Psicodiagnostica sono stati spiegati questi ed altri aspetti, mettendo in luce punti di forza e punti di debolezza di questo modello diagnostico.
I punti di forza del modello categoriale, sono la semplicità, la chiarezza, il fatto che crei un linguaggio comune tra clinici, però non ha la potenza osservazionale 'fine' di un modello dimensionale. Immaginiamo un paziente con un etichetta o due etichette (comorbilità di due disturbi), che dopo una diagnosi si trova affibbiato addosso un disturbo con una serie di comportamenti disfunzionali...come se si trattasse dei sintomi di un influenza con il carattere di pervasività e inflessibilità ?
L'asse II insomma fa ordine sui DP, ma non può far ordine con le persone... Il lavoro del clinico che seguirà dovrà esser molto molto attento e il trattamento dovrà prender in considerazioni molti altri aspetti extra-diagnosi.
Al polo opposto dei modelli categoriali, abbiamo in psicologia i modelli dimensionali. Questi fino a pochi anni fa sono stati utilizzati nella descrizione del funzionamento "normale" della personalità, cioè dei tratti adattivi della P, non di quelli disadattivi (essendo essi sotto il controllo del mondo psichiatrico e quindi del sistema biomedico- che di dimensionale non ha assolutamente nulla).
Esistono diversi modelli dimensionali della personalità, ma quello transculturalmente condiviso è quello dei BIG FIVE di McCrae e Costa che postula 5 grandi dimensioni di personalità: l'estroversione-introversione, gradevolezza-sgradevolezza, coscienziosità-negligenza, nevroticismo-stabilità emotiva, apertura mentale-chiusura mentale (Goldberg,1993).
Brevemente che cos'è l'approccio dimensionale? Esso prevede una distribuzione normale della popolazione lungo un costrutto (es. introversione verso estroversione), una curva dove ogni soggetto si posiziona ad un determinato livello lungo un continuum...Difficilmente avremo due soggetti che si situano nello stesso pnt lungo il continuum!
Dunque maggior variabilità tra soggetti. Maggior necessità di strumenti fini per identificare i livelli dimensionali. Per trasformare il modello dimensionale in modello categorico, se poniamo un cut-off... possiamo dire che superato un valore si parla di disturbo "X". Tuttavia questo riguarda le caratteristiche personologiche e non è facile utilizzare un modello del genere per effettuare un analisi dei disturbi.
Non se li si continua ad intender al pari del concetto di "malattia". Se invece li si considera come un agglomerato di tratti disfunzionali, che possono manifestarsi nei singoli individui con differenti combinazioni e differenti livelli di gravità...allora ci si avvicina a quella che è oggi la direzione del nuovo modello diagnostico.
Infatti, nel 2005 alcuni studiosi si sono chiesti :
Se i DP esistono davvero non possono esser svincolati dai parametri del funzionamento personologico "normale".
Hanno utilizzato il sistema delle 5 dimensioni del Big Five e identificato una correlazione tra questi ultimi e i DP cosi come descritti nel DSM IV.
Tutti erano correlati al NEVROTICISMO, e quasi tutti alla BASSA GRADEVOLEZZA. Da questo studio, si sono mossi altri studiosi nel tentativo di cercare delle MACRO-DIMENSIONI più precise che potessero includere in maniera esaustiva i "tratti" identificabili nei Disturbi di Personalità.
Le macro-dimensioni (ognuna contenente dei tratti più specifici) sono oggi:
-Affettività negativa (che sostituisce il termine nevroticismo)
-Distacco (correlato all'introversione, al ritiro sociale, alla difficoltà di entrare in relazioni autentiche)
-Antagonismo (bassa gradevolezza, costituito da grandiosità, manipolatività, menzogna, "durezza di cuore"...etc...)
-Disinibizione (polo opposto dell'introversione..con caratteristiche specifiche di ricerca del rischio e impulsività)
-Psicoticismo (presente solo nel D. Schizotipico...pensiero bizzarro, esperienze emotive e cognitive insolite...).
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| ...desiderare un posto segreto, tutto per noi, uno spazio dove esprimere appieno quella che è una personalità non comune... |
Vi saranno diagnosi di disturbi di personalità quando un soggetto manifesta difficoltà nell'area del Sé (autodirezionalità e identità) e nell'area delle relazioni interpersonali (empatia e intimità). Si cercherà di capire il livello di compromissione, insomma non si dirà solo se è presente o meno un DP (ON-OFF), ma anche il livello di gravità.
Si osserveranno i macrotratti indicati sopra e ogni singolo sotto-tratto.
Sarà una diagnostica più fine, più attenta alle peculiarità di ogni cliente! Più nell'ottica della psicologia clinica e meno "psichiatrica". Anche se in alcune aree della psicologia non sono mancate le rivolte e le critiche ... il dibattito è ancora aperto!
Ciò che mi sento di dire è che se un cliente giunge in osservazione in genere è perché un area del suo vissuto non funziona più, la persona non sente di aver un "disturbo", ciò che osserva sono conseguenze: relazioni difficili/impossibili, difficoltà a mantenere un posto di lavoro, aspettative irrealistiche-frustrazione, oppure difficoltà a 'tener sotto controllo' la loro vita... Diversi vissuti per differenti tipologie di personalità... Quindi al cliente non basta una diagnosi, la risposta al perché gli accadono certe cose non può esser un etichetta...(es. non riesco a stare con gli altri perché temo che mi possano prender in giro...questo mi succede perché ho una personalità evitante...BENISSIMO E POI?) e neppure il "trattamento tipico" per quel disturbo, salvo eventuali sintomi clinici concomitanti che vanno trattati primariamente (ansia, depressione,...)... Occorre bensì una comprensione da parte del clinico del quadro globale del soggetto, perché il desiderio della persona che ci sta di fronte è quella di mettere insieme i pezzi della sua vita, oppure desidera "non aver più problemi", "imparare a gestire meglio le cose"... Un ottica comprensiva è necessaria e forse partendo da una diagnosi come quella prevista dal DSM 5, si potrà far sentire la persona meno categorizzata e se si instaurerà una relazione ottimale, vi sarà la possibilità di accompagnarla in un percorso che potrà stimolare le sue risorse e permettere una migliore sintonizzazione all'interno del mondo emotivo-cognitivo del soggetto e della complessità della persona con il suo ambiente.
Nel DSM 5 saranno mantenuti i seguenti DP:
SCHIZOTIPICO, NARCISISTICO, ANTISOCIALE, BORDERLINE, EVITANTE ED OSSESSIVO COMPULSIVO, quelli con maggior rilevanza clinica e di essi vi sarà una descrizione non per sintomi, ma tipologica, più ampia insomma.
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| ...la sensazione che in fondo nessuno potrà davvero capirci, il desiderio immenso di entrare in relazione e non farcela... |
Questo è solo un accenno di quello che accadrà nell'asse II del DSM 5, che ho cercato di spiegare con parole mie, semplificando un pò quello che ci è stato trasmesso nel corso seguito quest'anno.
Il DSM 5 verrà pubblicato nel MAGGIO del 2013 e i clinici sono molto curiosi di vedere il risultato definitivo!
Se siete studenti di psicologia o di altri studi "bio-psico-sociali" o se siete semplicemente interessati a questi argomenti che in fondo riguardano la stupefacente variabilità tra gli esseri umani, ci sarà un importante convegno, tenuto da relatori esperti dei Disturbi di Personalità, il giorno 2 OTTOBRE nell'Università Bicocca.
E' necessaria l'iscrizione al seguente link:
Partecipa al Convegno sui DP in Bicocca!
Partecipa al Convegno sui DP in Bicocca!
Io ci sarò!
Ciao e buon pomeriggio a tutti!
Syl
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Grazie è bellissimo! Non è facile trovare tutte queste informazioni insieme e in anteprima!
RispondiEliminaGrazie a te x il commento! Cerco di postare argomenti più o meno specialistici e spero che ci possano esser con il tempo maggiori interazioni/scambi. Capisco che alcuni articoli si prestino più di altri, ma sono ancora all'inizio di questa esperienza. Grazie ancora, ciao!
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