Relazioni tra la sfera degli affetti e quella dell'auto-realizzazione personale. Modalità adattive e disadattive.
Sono passate 2 settimane dall'ultimo esame e mi sembra un infinità.
I periodi liberi da impegni sembrano cosi lunghi, il tempo si dilata, il corpo si rilassa, la mente si alleggerisce (inspiegabilmente non subito...anche a voi succede questo?)... Ci vuole sempre un pò di adattamento alla nuova condizione...anche se è una condizione piacevole. Come se nell'abitudine di esser presi dentro nella morsa dello stress e della fretta, abbandonarci al relax fosse davvero difficile.
Il fatto è che oggi, venerdì 5 ottobre, mi sono svegliata non vedendo più l'ora di riprendere le lezioni, per sapere come sarà davvero quest'ultimo anno di università.
La sensazione è quella di una grande energia e di una fortissima motivazione a concludere al meglio. Mi sento come un atleta che si è allenato a lungo prima di una serie di gare, che prevederanno brevi tempi di recupero.
E'solo questione di esercizio allo studio, alla scrittura o alla concentrazione? Non penso proprio...
...e allora cosa può sostenermi, o generalizzando "sostenerci"?
Io dico sempre che l'alleato numero uno è il mondo degli affetti. Gli uomini possono far grandi cose anche senza autentici sostegni affettivi, però alla lunga in questa condizione ci si inaridisce e ci si innamora del proprio lavoro...nel senso che il lavoro sostituisce una posizione vuota. Sia che questa posizione sia stata tenuta volutamente libera, sia che non vi sia stata la possibilità di riempirla.
Parlo principalmente di un "oggetto d'amore" nel senso di un legame sentimentale, perché è quello che oltre a dare affetto, ci restituisce un quid energetico pazzesco. Può aver la potenza di elevarci, quanto la capacità di buttarci a terra...insomma se di amore si tratta, non può non saper smuovere energia dentro di noi, in un verso o in un altro.
Non che le altre relazioni che possiamo instaurare nel corso del tempo siano meno importanti, in molte possiamo nutrire giovamento e saremo loro grati dell'appoggio, ma quella carica viscerale...non tutti i legami la riescono a generare. Sicuramente i figli hanno questo potere, che si esprime in maniera diversa, ma ci tengono assolutamente in piedi e ci mettono di fronte a quel sentimento primitivo d'amore che, credo non avendolo provato, può smuovere davvero le montagne. Forse alcuni hanno un paio di amici speciali che possiedono questo potere, in alcuni casi anche i genitori...ma non generalizziamo dicendo che tutti quelli che ci si avvicinano e che vogliono entrare nella nostra sfera amicale, possiedano questa capacità. Ve ne prego!
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| Madre e bambino. Klimt La potenza unica che può generare l'amore primitivo e non contaminato per un figlio. |
Ultimamente sono totalmente contraria all'ipocrisia, lo ero anche prima, ma ora vado dritta a smontare ogni cavolata che viene sostenuta dal 'ben pensare'... Forse lo farò anche in altri post, per ora mi limito ad un semplice concetto.
Per esser politicamente corretti, si mette tutto sullo stesso piano, ma non è così. Ci sono affetti che scatenano a livello conscio o inconscio le nostre potenzialità e le spingono alla realizzazione immediata.
Un uomo può far tutto da solo, o circondato da tante relazioni superficiali, assolutamente! Ma alla fine forse, a meno che nel cammino non abbia condiviso un pò del suo cuore, sarà prosciugato dalle energie riversate in una attività e in un progetto a lungo termine.
Non per ripetermi, ma per rimarcare il concetto: l'oggetto d'amore, come detto prima, diverrà il luogo di lavoro, o il lavoro stesso... Non è una cosa totalmente negativa, ma dato che sostengo l'idea Kleiniana che non possono esistere pulsioni senza oggetto, la trovo una nostra necessità e non una nostra scelta. In alcuni casi è un modo per difenderci, perché gli oggetti inanimati o le nostre creazioni o le attività che svolgiamo dipendono solo da noi...innamorandocene ci innamoriamo di più di noi stessi, alimentiamo il nostro Io. Se l'investimento riguarda solo questi oggetti, tuttavia non sarà mai un amore tento sano.
Spesso si sviluppa quella che viene chiamata "work addiction", un vero e proprio disturbo della sfera ossessivo-compulsiva che si manifesta attraverso richieste auto-imposte, un'incapacità di regolare le proprie abitudini di lavoro ed eccessiva indulgenza nel lavoro fino all'esclusione delle altre principali attività della vita... Ma questo generalmente non deriva da sana passione, o da un elevato senso del dovere... spesso nasce da questa secondarietà conferita al mondo affettivo, per disconoscenza del valore delle relazioni stesse, per delusioni passate, oppure si può trattare di un attitudine evitante o narcisistica, oppure -semplicemente- una paura della vulnerabilità... Per esser un comportamento disfunzionale non si deve fare una valutazione quantitativa (h passate sui libri o sul lavoro, o a parlare della propria occupazione), ma qualitativa e chiederci sempre il 'perché' accade (passione/missione/mete e promozioni da raggiungere a breve termine o necessità di agire in questo modo per non sentire il vuoto?). Nelle cause c'è il nucleo più o meno patologico, non nel dato evidente. Anche se è questo che in genere balza all'occhio.
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| La domanda non deve esser : "Lavoro troppo?" Ma "Perché lo faccio?" |
Le relazioni oggettuali muovono dinamicamente le nostre capacità, il nostro mondo cognitivo, il pensiero e anche l'azione stessa è modulata dal mondo degli affetti.
Ci sono momenti in cui l'uomo ha bisogno di attivarsi e raggiungere risultati per rifarsi di una delusione, di una ferita, di una perdita. Siamo esseri fatti per stare nel mondo tenuti insieme dal nostro nucleo emotivo-pulsionale... Quando questo nucleo non ha una direzione per attuarsi, non ha oggetto, lo cerchiamo disperatamente. E' nella nostra natura e va benissimo cosi! Ma quando ci accaniamo in un qualcosa è quasi sempre perché quel qualcosa ci tiene in piedi...
Dunque mi chiedo se non vale la pena costruire sempre un terreno di affetti valido e non metterlo mai in secondo piano, rispetto alla carriera? Certo che vale la pena! Questo è il senso del mio agire da anni, il senso della mia passione per ciò che ora studio e domani farò.
E alla fine di questo pensiero messo per iscritto,... sostengo l'importanza di aver sempre il cuore un pò aperto, per filtrare le energie dalle migliori relazioni oggettuali che ognuno di noi può trovare lungo il cammino. Trattarle bene, non trascurarle, avvisarle se necessitiamo di spazi per concludere un qualcosa di strettamente personale che purtroppo non ci è possibile condividere, avvisarle che ci sono comunque vicine e che senza di loro, forse non saremmo in grado di fare certi sacrifici senza sentirci svuotati.
Loro sono il nostro riempimento costante. Questo e molto di più ovviamente...ma per ora ne do una visione volutamente parziale.
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| Il Bacio. Rodin La forza unica di una relazione sentimentale o della pulsione amorosa... |
Syl



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