A volte mi capita, per trovare condivisione e confronto (a volte conforto), di leggere in diversi blog esperienze di studenti over 30. Mi piace leggere cosa ha portato queste persone a fare una scelta di questo tipo non più giovanissime.
| Verso i 35... |
Mi sono imbattuta in storie di tutti i tipi: seconde e terze lauree, prime lauree dopo anni di lavoro, secondi percorsi per arricchire il primo, oppure diversi dal primo ciclo di studi o dal settore in cui ci si è trovati a lavorare per un pò...cose paragonabili a veri colpi di testa per molti. In genere ho notato come chi si iscrive alla seconda laurea (a meno che non abbia 24 o 25 anni, cioè subito dopo la prima) non faccia più solo lo studente. Questo è un bene perché forse riuscirà a viverla con meno stress, aspettative, ansia, ecc.. Nonostante l'impegno e sacrifici non si sentirà forzato ad escludere la possibilità di realizzarsi anche sotto altri piani, in un futuro non troppo distante. Se il lavoro svolto è anche collegato al primo percorso, oltre ad un reddito si potrà far leva anche su un senso più profondo che ne sosterrà la priorità. Se il lavoro offre la possibilità di esser indipendenti, in ogni caso, non bloccherà lo sviluppo della persona su un piano concreto. L'università non lo tratterrà nella fase della dipendenza dalla famiglia, ma sarà un valore aggiunto.
Tuttavia non tutti i corsi di laurea lo permettono e diciamo pure: non tutte gli atenei...
A volte non si può tener il piede in più scarpe ma bisogna far una scelta. Ho notato che di solito di fronte a questa scelta molte persone adulte, comprensibilmente, scelgono di continuare con il lavoro e non rinunciare alla possibilità di farsi una famiglia a breve.
L'altra strada è mollare tutto e divenire di nuovo solo 'studenti'. Non studenti part-time, ma full-time, con tutto quello che ciò comporta.
La prima strada la consiglierei a chiunque volesse provare a realizzarsi maggiormente, tenendo in primo piano sempre lavoro e famiglia, studiando quando è possibile senza troppi stress o obiettivi impossibili, con tutta calma insomma, anche se la motivazione è alta.
La seconda invece a pochi. Per rinunciare all'indipendenza magari appena raggiunta e a tante altre cose ci vuole davvero un motivo forte, si deve proprio voler far altro nella vita. Se in più il percorso che si sceglie non offro molte certezze lavorative, bisogna aguzzare molto l'ingegno, pensare durante quegli anni a progetti concreti e fattibili da attuare ad università conclusa, affinché dopo la laurea non ci si trovi troppo a lungo a zonzo...cosa frustrante a 25 immaginiamo a 30/35...
Ecco perché io a volte impazzisco, ecco perché a volte passo giorni interi a pensare al dopo senza lasciare nulla al caso: perché ho scelto di tornare studentessa full-time. Ho cominciato nel primo modo per due anni e poi ho virato al secondo.
Con il primo modo non rinunciavo a nulla, era durissima perché l'impegno era doppio, ma verso l'università non avevo grandi attese. Se un esame andava poco bene lo registravo comunque e vedevo già come un risultato averlo affrontato...in fondo lavoravo...e la media dei voti? Alla fine non contava più... Un modo più sano, si. E' il modo che consiglierei a qualsiasi adulto.
Peccato che per alcune vie serva il 110, in particolare per quella che ho in mente ora. Peccato che in alcuni corsi tra frequentanti e non ci siano disparità notevoli...e che altrove ci sia obbligo di frequenza :). Peccato che seguendo e stando al passo si faccia comunque fatica a finire negli anni previsti, figuriamoci lavorando tutti i giorni part - time o full - time, con le responsabilità e i decentramenti di priorità che questo comporta.
A volte ancora penso che sarebbe stata la via più sana, anche se più lunga per laurearmi al triennio e poi alla magistrale... Ma visto che per me questo non vuole esser un arricchimento, ma una professione, sono orgogliosa del coraggio che ho avuto e ora sono felice che anche a livello qualitativo i risultati si vedano.
Ad ogni modo, penso sia un po' folle e che comporti un eccessiva dose di ritiro sociale dai coetanei e da altri contesti, ma non pretendo che le persone al di fuori della mia cerchia più stretta, comprendano davvero. A volte lo spiego, ma poi mi dico "alla fine...a che serve?"...
Fare una seconda o terza laurea insomma può aver differenti "pesi" per differenti storie, intenzioni e motivazioni alla base. Può aver molti significati, tutti lodevoli e meritevoli. E' come un vestito che una persona può decidere se render un abito per le occasioni, o una divisa da indossare tutti i giorni.
Io alla fine, se qualcuno mi dicesse di sentire questo desiderio, consiglierei di iniziare con la prima modalità e solo dopo vedere se davvero si è disposti a mettersi in gioco completamente quando si potrebbe aver altro dalla vita...
...ricordando che per le seconde lauree, sia di primo che di secondo livello, chi ha già una laurea del vecchio ordinamento è escluso da qualsiasi borsa di studio, salvo rarissime borse per merito o situazioni particolari. Quindi se si è già verso i 30, è meglio valutare bene prima di sentirsi eroi sacrificali della propria vita privata e sociale, a meno che non si disponga di tanti tanti soldini :))), ma credo che di folli come me, ce ne siano pochi. Conosco diversi studenti full time alla seconda laurea più giovani di me di 3 o 4 anni, scusatemi ma vi ritengo nei range 'normali' e quindi meno 'provati' da desideri come quelli che attanagliano me da un anno!!!
Dopo i 30 cambia tutto...
E quando ci arrivano sullo stile di questa:
...e tu sai che non è ancora finita...haahahah...beh ti rendi conto di aver imboccato a long long way...ma in fondo sono contenta cosi, quando sento le persone care vicine tutto va bene. Loro sono stupende proprio perché hanno appoggiato e spronato questa scelta standomi vicini quando ho paura di non potermi realizzare sotto altri piani, rassicurandomi...VVB!




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