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Disturbi d’ansia, questi “conosciuti”. Il GAD.

GAD è l’acronimo inglese di Generalized Anxiety Disorder, che in italiano si traduce come Disturbo d’Ansia Generalizzata. L’ANSIA è uno “stato di allarme” continuo e generalizzato verso una vasta serie di stimoli esterni di cui il soggetto sopravvaluta il pericolo potenziale ed è la caratteristica di base del GAD.
Un luogo comune da sfatare è che l’ansia possieda solo un’accezione negativa. L’ansia, infatti, è radicata nella natura umana ed è funzionale alla mobilitazione di risorse necessarie per la gestione di situazione difficili per il soggetto.
Essa offre la possibilità di affrontare con successo lo stimolo che l’ha indotta. Negli animali la sua funzione è avvertire della necessità di agire in direzione di scopi biologici da raggiungere, come la sopravvivenza.
Nell'uomo moderno, la sua funzione rimane quella di preparare l’individuo a reagire a stimoli che lo metteranno alla prova, come situazioni potenzialmente pericolose, svilenti o aperte al giudizio altrui, etc.
Avrete provato tutti una certa qual dose d’ansia prima di una gara sportiva, di un esame, di un colloquio di lavoro? Bene, sappiate che sarà stata proprio questa sensazione, con il suo significato protettivo perché innato e radicato nell’evoluzione di uno dei sistemi più primitivi, che vi avrà permesso di raccogliere le risorse psico-fisiche necessarie per una buona performance.
Anche l’ansia indotta da uno sintomo somatico permette al soggetto di avere una maggiore probabilità di un esito positivo per la sopravvivenza, perché lo indurrà ad effettuare visite, esami di controllo, a modificare lo stile di vita…etc.
Quando il livello d’allerta supera una certa soglia (determinata da caratteristiche biologiche ma anche ambientali/ situazionali dell’individuo), l’ansia diviene disadattiva e determina un calo del rendimento.
In altre parole, quando l’ansia induce una riduzione della probabilità di affrontare con successo il “pericolo”, o semplicemente le “sfide” di tutti i giorni, ecco che possiamo parlare di ansia patologica.
Inoltre, per l’organismo umano vale il principio della conservazione dell’energia: livelli di attivazione bassi permettono una migliore conservazione del “sistema uomo”, si pensi all'effetto dannoso di una attivazione cronica del sistema ormonale dello stress (cortisolo) che risulta essere addirittura neurotossico.
Quindi, un organismo sano tende ad utilizzare il minimo di energia possibile per fronteggiare efficacemente i pericolo esterni ed interni. Per questo, tutto quello che abbiamo detto finora, compresa un certa dose d’ansia giornaliera, è funzionale al buon adattamento sociale di ciascuno di noi.
Tra le manifestazioni somatiche dell’ansia patologica abbiamo una sintomatologia simile a quella del panico, seppur meno intensa, meno improvvisa e che si sviluppa in maniera più graduale.
Le persone con GAD lamentano spesso dispnea, sensazione di soffocamento, palpitazioni, sudorazione o mani fredde e bagnate, bocca asciutta, nausea o disturbi addominali, vampate di calore o brividi, disfagia o “nodo alla gola”, contrazioni muscolari tensioni o dolenzia muscolare, facile affaticabilità ed irrequitezza.
Ma ancora più “curiosamente” l’ansia patologica e’ uno stato affettivo caratterizzato da particolari componenti cognitive, quali un’amplificazione peggiorativa del reale, un’attesa costante del danno e una sensazione d’impotenza. Infine, è osservabile una componente comportamentale, finalizzata alla risoluzione o allontanamento della minaccia.
La persona appare quindi in “allerta” nella maggior parte delle situazioni.
Tutti noi tendiamo a preoccuparci di cose come i problemi di salute, il denaro o la famiglia, ma le persone con il Disturbo d’Ansia Generalizzata sono estremamente preoccupate per queste e molte altre cose ancora, anche quando non vi è nessuna ragione di esserlo.
Pensano che le cose andranno sempre male. Talvolta, anche solo affrontare la vita quotidiana diviene un qualcosa di davvero pesante e stressante.
Il GAD è un disturbo meno “evidente” del disturbo di panico: queste persone non corrono in pronto soccorso, non pensano di aver un infarto, di morire o di impazzire…tuttavia sono sempre allarmate e preoccupate e spesso vengono persino prese in giro perché ciò che dovrebbe esser assimilato ad un disturbo trattabile con psicoterapia e, se necessaria, una terapia farmacologica, viene confuso con un tratto di personalità o addirittura come una “scelta” del soggetto di esser un “uccello del malaugurio” per sé stessi e per gli altri.
Oggi, le elevate richieste che ci vengono fatte dalla società in cui viviamo non favoriscono l’acquietarsi dei sintomi ansiosi.
Ciò che è necessario fare è chiedere sempre aiuto se sentiamo di non riuscire più a gestire da soli, e senza preoccuparci troppo, le piccole incombenze della vita quotidiana!

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