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New Mission: Cure Palliative...

Ebbene si, chi l'avrebbe mai detto? Sono partita dalla Neuropsicologia, sono sbarcata nella psicologia della salute, mi sono interessata a diversi aspetti della psicologia clinica, sono tornata alla Neuropsicologia e ora, come in un gesto di estrema disponibilità verso l'altro, mi interesso alle cure palliative, che in fondo (se vogliamo inserirle in una branca della psicologia) possono esser inserite nel grande mondo della psicologia della salute.
Il termine "palliativo" non corrisponde a quanto si penserebbe, cioè a qualcosa di superfluo, fittizio, non utile... bensì deriva da "pallium", il pallio cioè un mantello di lana utilizzato nell'Antica Grecia e nell'Antica Roma, che drappeggiava intorno al corpo, sopra la tunica e proteggeva dal freddo.
Seconda la definizione dell'OMS, le cure palliative si occupano in maniera attiva a globale della persona che si trova in uno stato avanzato di malattia e per la quale l'azione dei trattamenti medici specifici per la sua patologia non è più utile, se non addirittura dannosa.

Perché ne sono stata colpita? Innanzitutto, avevo bisogno di uscire da quel tentativo a volte ostinato, a volte insistente...di considerare la vita di una persona valida se e solo se è in un perfetto stato di salute. Volevo un punto di vista diverso. Mi sono resa conto di quanto le persone malate si sentano tagliate fuori dalla società e dai suoi ritmi, le sue esigenze di efficienza, produttività, dinamismo e prontezza mentale.
Ebbene si, ho fatto una tesi sugli aspetti neuroprotettivi dell'invecchiamento sano, credo nel fatto che lo stile di vita e le sane abitudini, possano influire sul modo in cui si invecchia. Ma ho avuto bisogno d'altro. Spinta forse da un sentimento quasi spirituale. Mi sono detta: "si, ma questo non è sempre possibile, questo non sempre accade, anche se la persona ci prova a condurre una vita sana a volte la vita riserva cattive sorprese" ...e quindi, questo merita attenzione.
Le Cure Palliative "semplicemente" rispettano la vita e considerano il morire come un processo naturale. Non corrispondono all'arrendevolezza, ma all'accettazione. Quando si accetta, si può vivere quel pezzetto di vita insieme nel migliore dei modi, il "modo migliore" per quella specifica persona.
Lo scopo delle Cure palliative non è quello di accelerare o di differire la morte, ma quello di garantire la migliore qualità di vita del malato incurabile, o meglio, non più guaribile. Le Cure palliative forniscono al paziente un'assistenza globale, con attenzione alle necessità mediche, specialmente per gli aspetti che riguardano il dolore, le sofferenze fisiche evitabili e i sintomi correlati allo stato di sofferenza; si rivolgono altresì agli aspetti socio-assistenziali e agli aspetti emotivi-psicologici e spirituali.

Le Cure Palliative si rivolgono a pazienti in fase avanzata di ogni malattia cronica ed evolutiva: in primo luogo malattie oncologiche, ma anche malattie neurologiche, respiratorie, renali, cardiologiche e hanno lo scopo di offrire alla persona malata la migliore qualità di vita possibile, nel rispetto della sua volontà, quindi del principio di autodeterminazione, sempre nei limiti della Legge italiana, ovviamente (ma qui si apre un tema etico che meriterebbe un post a parte). Le Cure Palliative sono rivolte anche al nucleo familiare della persona malata, per sostenere le loro necessità psicologiche e sociali.

Questa fase della mia vita è iniziata quest'estate, quando in un momento in cui mia mamma aveva difficoltà di carattere motorio, per le quali era necessario un intervento, la mia nonna paterna ha passato 3 settimane di agonia, nel suo letto. Ero completamente sola, perché anche il mio amore, anche se vicino al mio cuore, non era fisicamente presente in quel momento. Nel frattempo persone totalmente incuranti della mia situazione mi facevano pressioni assurde, senza senso, senza scopo, perché tutto quello non era assolutamente necessario...lo sottoscrivo oggi...nonostante il risultato. Non faccio riferimenti specifici, ma quello che resta è la sensazione di aver dato troppo per un qualcosa che mi ha tolto tantissime energie, quando per raggiungere lo stesso obiettivo non sarebbe stato necessario.

Quando si attraversano questi momenti, si passa oltre. Il superfluo se ne va. Si riscopre l'essenziale...e da lì è stato un cammino in crescendo a livello interiore e spirituale. 

"Non potrei invidiare nessuno, nemmeno coloro che godono di una qualche felicità apparentemente perfetta agli occhi del mondo, perché io assaporo una felicità completa,..." ...Questo è un passaggio estratto da un frase di Madre Teresa di Calcutta, parole che oggi sento "mie". E' un peccato quando le persone non capiscono ciò che provo e cerchino altri fini o altri significati, perché in realtà io non sono mai stata così felice.



Spero di poter presto tendere mano, sorrisi e parole a chi ne ha estremo bisogno. Nel mio piccolo, se posso, se sarò in grado, vorrei fare questo per la maggior parte del tempo, durante la mia vita.

Syl (Dicembre 2013)

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